Valutazione psicologica di Daenerys Targaryen

Regina mia, quanto ti ho amato e quanto ho sofferto per te! Ora però siediti che facciamo una bella chiacchierata.

Oggi in analisi avremo nientepopodimeno che: Daenerys Targaryen, “nata dalla tempesta”, la prima del suo nome, regina degli Andali, dei Rhoynar e dei Primi Uomini, signora dei Sette Regni, protettrice del Regno, principessa di Roccia del Drago, khaleesi del Grande Mare d’Erba, “la Non-bruciata”, “Madre dei Draghi”, regina di Meereen, “Distruttrice di catene”, per gli amici Dany.

Prima di addentraci nella testa della regina, permettetemi di dire due parole su quanto il personaggio è stato importante per la storia e per la serie tv.

Fascino e credibilità del personaggio

Classificazione: 10 su 5.

Credo ci sia un elemento che più di altri fa la differenza nello stabilire il feeling tra la serie tv e lo spettatore: la caratterizzazione dei personaggi. Più nello specifico, la possibilità di vedere negli stessi quelle sfaccettature dell’essere umano facilmente riscontrabili nella realtà. È stato così per tanti show di successo, ed è stato così anche per Game of Thrones.

L’evoluzione di Daenerys Targaryen è stata imprevedibile e coraggiosa, delineando una parabola che prima ci ha fatto tifare per una giovane donna, che ha avuto il coraggio e la forza di ribellarsi ai soprusi subiti, diventando sempre più consapevole di se stessa e poi ce l’ha rivoltata contro. Disturbante per alcuni, inaccettabile per altri. Certo, purtroppo questo cambiamento è avvenuto soprattutto nella settima e ottava stagione, ovvero quelle più frettolose, ma sarebbe ingrato non riconoscere a colei che è nata dalla tempesta di aver avuto un peso iconico decisivo per il successo dello show.

Detto ciò, ora veniamo alla diagnosi della nostra leggendaria regina.

Stabilità mentale

Classificazione: 1.5 su 5.

Quello che si vede nella mente di Daenerys è la comorbilità di due importanti malattie mentali la prima è il Disturbo narcisistico di personalità e il secondo è il Disturbo post traumatico da stress. L’unione di queste due malattie ha innescato nella mente di Daenerys la bomba che ha distrutto completamente Approdo del Re. A tutto questo bisogna tener presente che Daenerys è la figlia del Re folle, e la psicopatia come sappiamo può essere geneticamente trasmessa.

Daenerys è sempre stata pazza. Le delusioni, i tradimenti, le morti che ha pianto negli ultimi episodi hanno funto da detonatore di una follia mai sopita, deflagrata su Approdo del Re come un’apocalisse annunciata.

Il sentimento che ha generato il cambiamento della “Madre dei Draghi” è la rabbia. Rabbia che emerge in maniera chiara e visibile dopo la morte della sua consigliera/amica Missandei, e che trova il culmine dopo la resa di Approdo del Re, con la distruzione di quest’ultima e dell’intera popolazione. Questi eventi sanciscono la definitiva trasformazione da vittima a carnefice. Questo cambiamento però non deve coglierci di sorpresa, poiché i segni erano già visibili, da qualche puntata a questa parte.

La cura

Se fossimo intervenuti in tempo avremmo potuto aiutare Daenerys consigliandole due trattamenti: uno farmacologico con antidepressivi Inibitori Selettivi della Serotonina (SSRI) e l’altro con la Psicoterapia Cognitivo-comportamentale focalizzata sul trauma.

Ma Jon Snow ha voluto risolvere lui la faccenda, come se non ricordasse che è stata Daenerys che ha liberato il mondo dalla tirannia, che ha fermato la ruota. La tragedia di Approdo del Re è comunque ingiustificabile, ma in tutte le guerre ci sono sempre vittime innocenti.

Il mio pensiero, e so di essere di parte, è che la nostra regina Daenerys era molto malata di mente, ma poteva essere guarita e dare al mondo un regno di pace, invece che affidarlo ad un falso e meschino Bran Lo Spezzato, che nonostante conoscesse il futuro, non ha mosso un dito per salvare quelle povere persone. Lui è il vero mostro, non Daenerys.

Lost: la Bibbia delle Serie Tv

Consigliato a chi ama l’avventura e soprattutto la suspense, dove ogni cosa può accadere. Consigliato alle persone attratte da tematiche esistenziali e filosofiche, come il destino e libero arbitrio al punto da trasformare la serie tv come un’esperienza di visione personale e spirituale.

  • Titolo originale: Lost
  • Durata media degli episodi: 42 minuti
  • Stagioni: 6
  • Numero degli episodi: 25+ 23+22+ 13+ 17+ 17
  • Distribuzione streaming: Netflix
  • Genere: drammatico, fantascienza

Trama

Il volo 815 della Oceanic Airlines partente da Sidney, a causa di un presunto guasto tecnico, precipita su un’isola nell’oceano. Dopo aver riposto le vane speranze di essere salvati dai soccorsi, il bisogno di sopravvivenza porta i sopravvissuti al disastro aereo a esplorare l’ambiente circostante, l’isola, un autentico paradiso terrestre, ma solo in apparenza. L’isola, infatti, nasconde numerose insidie e altrettanti luoghi misteriosi.

I protagonisti

Jack Shephard (destra) Ex medico a Los Angeles specializzato in neurochirurgia, ha trascorso una vita caratterizzata da un forte contrasto con il proprio padre. Ossessionato dall’aiutare le persone e dal rimettere tutte le cose al proprio posto, diventa in breve tempo il leader dei sopravvissuti della sezione centrale del volo 815 sull’isola.

Katherine Anne (centro) interpretata da Evangeline Lilly, l’elfa di Lo Hobbit. Nella storia Kate è un personaggio difficile con un passato complicato e segreto da svelare: è una criminale ricercata dalla polizia e dall’FBI.

James “Sawyer” Ford (sinistra). Personaggio problematico con atteggiamento offesivo verso gli altri compagni dell’isola. Commette veri e propri atti di sciacallaggio e di violenza e questo suo comportamento non lo fa certo amare dagli altri superstiti, che non lo vedono di buon occhio.

Curiosità

L’universo immaginario della serie nella realtà esiste! Certamente non vi imbatterete in mostri di fumo nero o strani templi, ma gran parte delle ambientazioni naturali – le spiagge, la fitta giungla, i fiumi e le cascate – sono quelle dell’isola di Oahu. La distanza di questi luoghi da Los Angeles, città nella quale solitamente sono girate gran parte delle produzioni televisive americane, ha costretto gli attori protagonisti di Lost a stabilirsi alle Hawaii, un estraniamento che a volte non è stato facile sopportare.

Lost è una delle serie tv più premiate mai prodotte dalla ABC. La serie, infatti, ha ricevuto circa duecento nomination tra gli award più celebri e importanti, vincendone un quarto. Memorabile l’edizione 2005 degli Emmy, quando la serie e i suoi interpreti portarono a casa ben sei statuette, tra cui quella di miglior serie drammatica.

Dopo essere andata in onda per tre stagioni, a causa degli ascolti in calo – conseguenza tanto di una trama che si era fatta più articolata e frammentata quanto dello sciopero degli sceneggiatori americani che ne aveva fermata a lungo la produzione – gli autori e produttori di Lost, congiuntamente alla ABC, decisero forse per la prima volta nella storia della tv americana di fissare una scadenza. Un periodo piuttosto limitato (maggio 2010) entro il quale lo show sarebbe terminato rivelando la verità sui numerosi misteri che negli anni si erano accumulati. Le tre stagioni che sarebbero state prodotte negli anni a venire, inoltre, avrebbero avuto un numero considerevolmente ridotto di episodi, nel tentativo di ridurre anche gli immensi costi di produzione.

I cognomi di gran parte dei personaggi di Lost ricordano chiaramente quelli di altrettante personalità di spicco della storia nel nostro mondo: scrittori, teologi, politici, chimici, fisici, psicologi, matematici e filosofi.

Come avvenuto con molte altre serie tv di successo, anche per Lost è stato realizzato un videogame per i patiti del genere. Disponibile su PlayStation 3, Xbox 360 e PC, The Lost Experience propone una storia nuova ma parallela a quella della serie, con gli stessi personaggi e qualche nuova aggiunta. Nel gioco, così come nella serie, il giocatore deve esplorare l’isola e risolvere alcuni complessi misteri.

La serie TV che ha cambiato per sempre la TV e ha tolto la corona al Cinema.

Consigliato agli amanti del fantasy puro, popolato da draghi, streghe e non morti. Per chi cerca le trame ricche di colpi di scena, di intrighi politici e amorosi, sesso e violenza. Vietatissimo ai minori di 12 anni.

  • Titolo originale: Game of Thrones
  • Durata media degli episodi: 60 minuti
  • Stagioni: 8
  • Numero degli episodi: 10 + 10 +10 + 10 + 10 + 10 + 7 + 6
  • Distribuzione streaming: Now Tv
  • Genere: fantasy, drammatico

Trama

Il Trono di Spade, la Serie TV creata da David Benioff e D.B. Weiss e tratta dai romanzi di George R. R. Martin, vede sette nobili famiglie che lottano per il controllo della mitologica terra di Westeros. Robert Baratheon, re di Westeros, chiede al suo vecchio amico Eddard Stark di servirlo come suo principale consigliere. Eddard accetta, ma ha dei sospetti. Mentre la famiglia del re, i Lannister, cova un complotto per assumere il controllo del trono, dall’altra parte del mare, i Targaryen si preparano per un ritorno al potere. Il conflitto tra queste due famiglie e altre porteranno alla guerra, mentre a nord un’antica minaccia si risveglia.

Curiosità

Il Trono di Spade (Game of Thrones) si basa sulla popolare serie di romanzi A Song of Ice and Fire (conosciuta in Italia con il titolo Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco) ideata dallo scrittore americano George R. R. Martin, divisa in sette volumi (molti di più nella versione italiana). In particolare, la serie prende il nome dal primo volume della raccolta, in Italia diviso in due parti, con la seconda intitolata Il grande inverno.

Martin dichiarò in più occasioni di aver ricevuto diverse offerte per un adattamento cinematrografico della sua opera, ma di averle puntualmente rifiutate a causa della complessità e dell’audacia del suo racconto, a suo dire inadatto per il cinema e soprattutto per un film di poche ore. All’autore piacque invece l’idea di HBO di un adattamento televisivo, capace di proporre un racconto più lungo e articolato. Sebbene i diritti furono acquistati dalla rete nel 2007, l’ordine per la produzione dell’episodio pilota arrivò quasi due anni più tardi, dopo una lunga fase di stesura della sceneggiatura, cui partecipò lo stesso Martin e gli ideatori e produttori esecutivi David Benioff e D.B. Weiss. Per il debutto in tv dovettero trascorrere altri 29 mesi.

Sebbene quello di Westeros sia un mondo immaginario, per ricreare i suoi scenari gli autori e produttori hanno utilizzato principalmente paesaggi e luoghi dell’Irlanda del Nord (tra cui la contea di Down, il castello Ward e il Parco Forestale di Tollymore), ma anche della Scozia, del Marocco e dell’Isola di Malta.

Lo scrittore George R. R. Martin ha partecipato più volte alle riprese della serie con piccolissimi cammeo, ma non sempre le sue scene sono state incluse nel montaggio finale degli episodi.

Un puzzle perfetto. La Scheda di Dark

Consigliato agli amanti dei misteri, a chi vuole l’adrenalina sempre alta nelle vene, ma soprattutto a chi riesce a mantenere un’attenzione altissima. Dark rientra infatti tra le serie tv che non possono essere seguite in modo distratto, mentre si cucina o si cazzeggia su Facebook, e nemmeno guardando “una puntata ogni tanto”, dilantandone nel tempo la visione. La complessità della trama non lo permette: già è cervellotica se seguita con attenzione, figuriamoci in modo superficiale. 

  • Titolo originale: Dark
  • Durata media degli episodi: 52 minuti
  • Stagioni: 2
  • Numero degli episodi: 10 + 8
  • Distribuzione streaming: Netflix
  • Genere: drammatico, fantascienza, giallo

Trama

A Winden, cittadina della Germania contemporanea, la scomparsa di due bambini mette a nudo la doppia vita e le relazioni difficili dei membri di quattro diverse famiglie – i Kahnwald, i Nielsen, i Doppler e i Tiedemann. Mentre le ricerche dei dispersi proseguono, i misteri e gli oscuri segreti che questa piccola comunità nasconde vengono alla luce, rivelando aspetti apparentemente inspiegabili collegati a eventi accaduti negli stessi luoghi nel 1986.

Attori

Louis Hofmann

Nato nel 1997 a Bergisch Gladbach in Germania. Tra i suoi film come interprete, ricordiamo: Nureyev The White Crow (2018), Lettere da Berlino (2016), Land of Mine (2015)

Oliver Masucci

Nato nel 1968 a Stoccarda in Germania. Tra i suoi film come interprete, ricordiamo: Opera senza autore (2018), Lui è tornato (2016),

Jördis Triebel

Nata nel 1977 a Born in Germania. Tra i suoi film come interprete, ricordiamo: Wolfskinder (Wolfschildren) (2013), La papessa (2009), Una donna a Berlino (2008), Emmas Glück (2006).

Curiosità

Dark è il primo sceneggiato originale tedesco di Netflix.

Dark è la migliore serie TV Netflix di sempre. A stabilirlo sono proprio gli spettatori che, in un sondaggio online, hanno decretato la vittoria della serie tedesca.

Stranger Things: voto 9. I fratelli Duffer ci hanno regalato una perla che rimarrà nella storia della TV

Un tuffo negli anni ’80, per sentirci nuovamente al sicuro, ritornando a vivere in un’età e in un’epoca dove tutto era più roseo e il solo problema era decidere cosa fare per trascorrere gli interminabili pomeriggi d’estate. È stata questa la carta vincente che ha ammaliato un’enorme fascia di consumatori, quelli che oggi hanno tra i 30 e i 40 anni, e che sono il target ideale per gli utenti Netflix. o. E ogni volta che nella serie echeggia Should I Stay or Should I Go (“Dovrei restare o andarmene?”) dei Clash, lo spettatore pensa sempre che valga la pena restare.

Cosa convince 👍

Stranger Things è stato girato nel 2016, ma appare in tutto e per tutto come una produzione anni ’80. Nel comparto estetico tutto è impeccabile al limite del maniacale. Vestiti e mode, così accurati da definire i divari di età e i caratteri dei protagonisti alla prima occhiata (gli indumenti di Nancy e Barb rimarcano l’intraprendenza della prima e la “sfigataggine” della seconda); scenografie e luci restituiscono un’atmosfera vintage, saturata dal merchandising di Guerre Stellari. Poi ci sono le musiche, dove riecheggiano note di John Carpenter, con un occhio di riguardo a Distretto 13.

Ma non basta un budget adeguato e una messa in scena stilosa per catturare l’essenza degli anni ’80. Occorre lo spirito, l’atmosfera. Quel miscuglio di avventura e paura, di pericolo e trionfo che si prova “vivendo” un film (o una serie in questo caso) dimenticandosi totalmente che è qualcosa di fittizio costruito a tavolino. Questa era la forza dei film della nostra infanzia ed è la medesima che si riversa in Stranger Things: per questo nonostante la storia sia densissima di situazioni già viste e di citazioni più o meno esplicite, riesce a inchiodare lo spettatore alla poltrona, attanagliandolo puntata dopo puntata. Sono le emozioni il cuore di tutto, sensazioni autentiche e cristalline, che sia l’amore sconfinato di un genitore o il senso di un amicizia tanto forte da apparire immortale.

Cosa non convince 👎

La serie pecca in un solo dettaglio, forse tanto piccolo da apparire insignificante agli occhi dei più, ma che per gli appassionati di questo genere “d’archivio” rischia di sgretolare l’ottimo lavoro fatto. Il demogorgone, Il mostro da combattere. Il nemico dei bambini, incarnazione delle loro paure da superare come nella miglior tradizione narrativa degli anni ’80 e non solo. Dal punto di vista del design è splendido, con gli arti sproporzionati e la sua testa a fiore che riecheggia la pianta carnivora di Jumanji. Sapientemente, la regia lo tiene nascosto nell’ombra per quasi tutta la serie, mostrandolo nella sua inquietante integrità solo nello scontro finale. Tutto bello, tutto da manuale, ma c’è un ma… È digitale!

Ed è logico che in una produzione moderna di questa portata sia così, ma dato che tutto nella serie inneggia e glorifica gli anni ’80 e ogni aspetto della messa in scena è votato su questo concetto, forse era lecito aspettarsi un nemico che non fosse in CGI (computer-generated imagery). Come detto sopra è un’inezia che il 90% del pubblico non noterà nemmeno, ma per i puristi resterà un po’ di amaro in bocca nel non vedere un mostro fatto di protesi, lattice e silicone che spalanca le proprie fauci tramite un sistema idraulico radiocomandato. Questo tocco di artigianalità alla Stan Winston è la sola cosa che manca, che avrebbe potuto rendere perfetta una serie che comunque la perfezione già la rasenta.

Miglior personaggio 🏆

Undici, interpretata da Millie Bobby Brown: voto 10. La grande interpretazione della giovane attrice la fa diventare oggetto di ottime recensioni della critica. Non solo, questo suo grande lavoro viene premiato con la nomination agli Emmy Award, diventando l’attrice più giovane a ricevere tale prestigiosa candidatura.

The Boys: voto 9. Volgare, rozzo, violento e sanguinario, ma strepitoso! [No spoiler]

The Boys è esattamente ciò che doveva essere: sporco, sadico, violento a tratti all’inverosimile, scurrile e cinico come poche altre serie riescono ed ambiscono ad essere.

Cosa convince 👍

Tra personaggi estremamente carismatici e caratterizzati in maniera straordinaria e situazioni assurde, non c’è mai da annoiarsi in quella che a tutti gli effetti è una lotta titanica contro degli individui super-dotati ed intoccabili. Dietro la facciata dell’eroe buono e generoso, infatti, si nasconde un groviglio immenso fatto di bugie, perversioni, abusi di potere e corruzione che sembra non avere mai fine ed anzi, peggiora toccando ripetutamente il fondo. È la decostruzione e lo svuotamento della figura dell’eroe che fino ad ora su schermo non aveva ancora trovato spazio, è il capitalismo sfrenato spinto all’estremo con conseguenze inimmaginabili.

Oltre alla trama questa è una serie con uno stile irriverente e delirante in alcuni momenti, con una comicità forte e senza filtri. Le battute sono taglienti e la violenza tende a comunicare molto più di quanto non sembri, sia che si tratti di una scena leggera che di una fortemente emotiva. Con The Boys ci troviamo dunque davanti ad una storia che non risulta mai banale, una storia che non ha alcuna voglia di coccolare il suo pubblico, piuttosto di alimentare la sua curiosità tramite svolte inaspettate e una scrittura che non risparmia nessuno, mai.

Cosa non convince 👎

Una serie televisiva davvero eccezionale, ma se proprio dobbiamo fargli una critica possiamo dire che manca un approfondimento caratteriale dei personaggi, in particolare quello dei Boys. Lo sviluppo dei personaggi che c’è nei fumetti, però, non è pervenuto, e in questo modo non riesci davvero a capire chi sono i Boys e non puoi schierarti completamente dalla loro parte. E nel loro contorto universo, hanno bisogno di qualcuno che stia dalla loro parte.

Miglior Personaggio 🏆

Billy Butcher: voto 9. E’ senza dubbio uno dei caratteri portanti di tutta la narrazione, forte, freddo, arrogante e dissacrante in ogni sua battuta. La sua scrittura priva di limiti riesce a fondersi perfettamente con le espressioni del suo interprete Karl Urban, costruendo un personaggio che riuscirebbe ad essere fuori posto in ogni contesto.