DARK: voto 8,5. La serie tedesca rivelazione del 2019.

Dark si conferma un vero e proprio rompicapo narrativo per gli amanti dei misteri sepolti nei viaggi tra epoche temporali diverse. Questa serie tv trova il suo successo nel modo con cui gli autori (Baran bo Odar e Jantje Friese) sono riusciti ad intrecciare eventi di così tante linee temporali diverse in un unico filo logico. Ovviamente riuscire a gestire tale maestria non significa dare al pubblico una comprensione facile di tali intrecci.

Cosa convince 👍

Una struttura ad intreccio che richiede una certa dose di studio durante la fase di scrittura, svolta magistralmente dagli sceneggiatori, che sembrano non perdere mai la bussola del racconto, anzi paradossalmente più i protagonisti si infilano nello stretto e complicato mondo di paradossi e viaggi nel tempo, più in contrasto il loro lavoro risulterà chiaro allo spettatore, risolvendo via via i suoi dubbi e creando nuovi misteri. Dark è un prodotto solido, da vedere concentrati, senza perdere di vista la sua trama.

Esemplare l’utilizzo della colonna sonora, sempre presente, sempre sul pezzo (perdonateci il gioco di parole) pronta a rendere più ansiolitiche le scene che richiedono maggiore attenzione, quasi fosse un ulteriore personaggio che fa sentire la sua presenza allo spettatore.

Cosa non convince 👎

Le storie seguono diverse e parallele linee narrative per cui bisogna concentrarsi davvero molto. Il problema però non è quello delle linee narrative quanto piuttosto il fatto che la regia è molto statica e rischia di annoiare.

Pur avendo una scrittura decisamente originale allo spettatore arriva in continuazione riferimenti ad altri opere. Il primo riferimento che viene in mente è il film Ritorno al Futuro. Il 12 novembre è un adata più volte citata nella serie tv ma è una data particolare anche nel film Ritorno al Futuro. Nella pellicola di Robert Zemeckis, infatti, in questo giorno si abbatte il fulmine che riporta Marty McFly nel suo tempo.

Molti erroneamente lo hanno paragonato a Stranger Things, per via del misterioso rapimento del ragazzino, ma forse tratti in inganno dalla presenza nella trama degli anni’80. Nella sua essenza però la struttura della serie evoca ben altri show televisivi, con un sistema intricato e machiavellico di misteri inscatolati in altri misteri più grandi riporta infatti alla mente l’enorme successo di Lost.

Ma sono di Twin Peaks i riferimenti più evidenti della serie tedesca. I rimandi sono davvero tanti, dalle atmosfere cupe all’impianto narrativo: anche Winden è una piccola città circondata da boschi che celano segreti e oscure presenze e, come la cittadina in cui si ambienta il capolavoro di David Lynch, sarà scossa da eventi che riveleranno gli scheletri nell’armadio di alcune famiglie. Tutti i misteri di Winden sono collegati ad una centrale nucleare e nell’anno del grandissimo successo della serie tv su Cernobyl era impossibile non farsi venire in mente anche questo riferimento.

Tutti questi parallelismi portano una grande confusione nello spettatore, quasi incapace di capire se quello davanti a se è una sceneggiatura originale (come in effetti lo è) oppure un copiaticcio. Evidentemente i creatori della serie hanno messo molta carne al fuoco e lo spettatore ne ha mangiata troppa, e rimanere lucidi con la pancia piena è alquanto difficile.

Miglior Personaggio 🏆

Jonas Kahnwald: voto 7,5. E’ il ragazzo e l’uomo che gioca a nascondino con se stesso. Non può che essere l’emblema delle discrasie temporali poiché deve la sua esistenza a una di esse. Se il piccolo Mikkel non fosse mai finito nel passato Jonas non sarebbe mai nato. Non ci sarebbe mai stato nessun impermeabile giallo a squarciare il cupo grigiore di Winden e non ci sarebbe stato nessuno Straniero dalla barba incolta.

Conosci i segreti che custodisce il tatuaggio di Noah?

Nonostante le sue vesti cristiane, Noah potrebbe in realtà essere un seguace degli occulti insegnamenti dell’ Ermetismo, una corrente filosofico-religiosa che crede nella prisca theologica: una dottrina che asserisce l’esistenza di un’unica teologia, che attraversi tutte le religioni fondata da Dio all’alba dei tempi. Nonostante rasenti le concezioni monoteistiche, l’Ermetismo crede anche che l’universo sia intriso di plurime entità quali angeli o elementali. O forse Noah è proprio una di queste entità soprannaturali, che sfuggono alla logica della comprensione umana.

L’Ermetismo crede che la saggezza dell’universo sia suddivisa in tre parti: l’alchimia, l’astrologia e la teurgia (l’arte che si serve di azioni ineffabili, affini a quelle magiche, per realizzare un’unione con la divinità e operare in virtù di questo contatto.

Ma veniamo al sodo: cosa rappresenta nello specifico il tatuaggio sulla schiena di Noah? Esso rappresenta il collegamento più lampante con l’Ermetismo: si tratta della Tavola di Smeraldo, un antico testo che esprime l’essenza della materia e il necessario per la creazione della leggendaria pietra filosofale (la quale si collega con la sopracitata alchimia). La Tavola contiene inoltre la frase “Sic Mundus Creatus Est”, vi fa venire in mente nulla??

Di seguito il testo della tavola tradotto in italiano:

« È vero senza menzogna, certo e verissimo, che ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli di una sola cosa. E poiché tutte le cose sono e provengono da una sola, per la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento. Il Sole è suo padre, la Luna è sua madre, il Vento l’ha portata nel suo grembo, la Terra è la sua nutrice. Il padre di tutto, il fine di tutto il mondo è qui. La sua forza o potenza è intera se essa è convertita in terra. Separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso dolcemente e con grande ingegno. Sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra e riceve la forza delle cose superiori e inferiori. Con questo mezzo avrai la gloria di tutto il mondo e per mezzo di ciò l’oscurità fuggirà da te. Questa è la forte fortezza di ogni forza: perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida. Così è stato creato il mondo. Da ciò deriveranno meravigliosi adattamenti, il cui metodo è qui. È perciò che sono stato chiamato Ermete Trismegisto, avendo le tre parti della filosofia di tutto il mondo. Completo è quello che ho detto dell’operazione del Sole. »

Il testo, originariamente inciso su una lastra di smeraldo, è stato tradotto dall’arabo al latino nel 1250 e lo si attribuisce a Ermete Trismegisto (citato, per altro, nel testo).

Ermete Trismegisto significa letteralmente «Ermes il tre volte grandissimo». Con questo nome si voleva assimilare Ermete, dio greco del logos e della comunicazione, a Thot, dio egizio delle lettere, dei numeri e della geometria. Essendo costume degli egizi iterare l’aggettivo «grande» davanti al nome delle divinità, Ermete era quindi appunto indicato come il “grandissimo” per tre volte (tris-megisto).

La tradizione vuole che l’autore avesse inciso le parole della Tavola su una lastra verde di smeraldo con la punta di un diamante, e che Sara, moglie di Abramo, l’avesse in seguito rinvenuta all’interno della tomba di quest’ultimo (altre versioni indicano come scopritore Apollonio di Tiana o Alessandro il Grande).

Si tratta dunque del testo cardine di quel complesso di dottrine mistico-religiose e filosofiche alle quali si affiancarono teorie astrologiche di origine semita, e di elementi della filosofia di ispirazione platonica e pitagorica, credenze gnostiche e antiche procedure magiche egizie espresse dall’Ermetismo stesso. E’ descritta ad esempio l’arte della telestiké cioè di richiamare o imprigionare gli angeli o i demoni all’interno di statue, con l’aiuto di erbe, gemme e profumi; sono descritti anche i metodi per far parlare e profetizzare tali figure. In altri papiri vi sono formule per costruire artefatti ed animarli.

Tema centrale dei testi ermetici è dunque il rapporto tra l’uomo e un Dio che sfugge nella sua totale trascendenza all’intelletto umano. L’uomo può cogliere l’essenza divina tramite la gnosi, un processo di natura sovrarazionale dovuto all’illuminazione proveniente da Dio che conduce l’uomo all’estasi e al ritorno dell’anima al suo creatore.

Un’altra via, indiretta questa, per la conoscenza di Dio è costituita dalle tracce, le vestigia, che Dio ha lasciato nella creazione della natura. In quel mondo materiale dove l’uomo per il suo peccato è caduto, e da dove, per la sua natura originaria divina, può compiere la sua risalita verso il creatore. Ma non tutti potranno realizzare il loro divino destino: solo pochi eletti, in grado di abbandonare ogni richiamo della carne e della materialità, saranno in grado di tornare a Dio.

Ribelle, solo e pensoso. Scopriamo la vita di Ulrich Nielsen

Fascino e credibilità

Classificazione: 4 su 5.

Ulrich Nielsen lavora come ispettore di polizia a Winden. Quando suo figlio Mikkel scompare, Ulrich vede capovolgersi il proprio mondo. Utilizzerà qualsiasi mezzo ai limiti della legalità per ritrovare il figlio. Il suo capo, Charlotte Doppler, decide infine di sollevarlo dal caso, reputandolo eccessivamente coinvolto dal punto di vista emotivo.

La vita di Ulrich è un casino come d’altronde tutta l’intrecciata storia di Winden. Personaggio indubbiamente forte e coraggioso.

Stabilità mentale

Classificazione: 3 su 5.

Uomo dal carattere istintivo e talvolta irascibile, si comporta come un padre amorevole nei confronti dei figli Magnus, Martha e Mikkel. Ha un rapporto turbolento con Tronte, suo padre. Si percepisce che ha pessimi rapporti coi suoi genitori e questo è dovuto, molto probabilmente, alla sparizione di suo fratello, 33 anni prima. Inoltre intrattiene una relazione con Hannah Kahnwald. Nella timeline passata, il 1986, Ulrich è un adolescente, tra i più popolari del liceo di Winden. Fidanzato con Katharina, è un ragazzo ribelle e non molto ligio a seguire le regole.

Tutto questo ci fa pensare che Ulrich in passato abbia avuto un Disturbo della Condotta che consiste nel violare, in maniera ripetitiva e persistente, le regole imposte dalla società e i diritti degli altri.

Questo disturbo si è con il tempo evoluto in un disturbo di personalità borderline. Oscilla rapidamente lungo intensi stati di rabbia, furia, dolore, panico, terrore ed un feeling cronico di vuoto e solitudine. La sua marcata impulsività può metterlo nella condizione di compiere atti molto gravi come l’omicidio del giovanissimo Helge Doppler. Ulrich crede di poter impedire la morte di Mads e la scomparsa degli altri bambini uccidendo Helge. Ulrich colpisce il ragazzino con un sasso e lo abbandona privo di sensi all’interno del bunker accanto alla capanna nei boschi.